Ira Levin, romanziere, drammaturgo e sceneggiatore tra i più celebrati a New York, lega la sua fama a film cult quali Rosemary’s baby e Trappola mortale e con La stanza di Veronica restituisce in teatro quella tensione e quell’analisi minuziosa dei personaggi che al cinema hanno contribuito a creare dei capolavori.
In questo testo non c’è una parola fuori posto e la leggerezza apparente dei personaggi cela un meccanismo di altissima raffinatezza psicologica. Non c’è nulla di più sinistro della realtà e non c’è niente di più interessante ed intrigante dell’andare a scoprire quali ingranaggi e quali occulti pensieri muovano i personaggi di questa storia in cui nulla è come appare, fino alla fine, fino al colpo di scena che continuerà a sovvertire nuovamente tutto. Il pubblico resta inchiodato alla sedia fino a quando la soluzione non verrà svelata, ma anche allora la vicenda non sarà definitivamente chiara.
Grandi interpreti daranno vita ad un giallo scritto con perizia millimetrica e con il piacere massimo per la suspense. Uno spettacolo che coniuga drammaturgia e thriller come raramente si riesce a vedere. Un testo da non perdere, un thriller di straordinaria fattura.
Susan e' una spregiudicata ragazza americana al suo primo appuntamento in un ristorante con un brillante avvocato. Conoscono John e Maureen, una coppia di anziani signori che chiede alla ragazza di travestirsi per una sera da Veronica, la giovane figlia della famiglia presso cui lavorano, morta di tisi. Lo scopo è dare un po’ di felicità agli ultimi giorni di Cissie, sorella maggiore della ragazza, malata di cancro.
La ragazza accetta, innescando un complesso scambio di ruoli i cui risvolti inquietanti e drammatici condurranno verso un finale mozzafiato ad altissima tensione che sovvertirà le sorti della storia.