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67° anniversario Fosse Ardeatine, le cerimonie. Due martiri hanno di nuovo un nome

 
 
Fosse Ardeatine 
Il 23 marzo 1944 i GAP (Gruppi d'Azione Patriottica) attaccano, in via Rasella, una colonna della polizia militare tedesca, dipendente dal comando SS. Il 24 marzo per rappresaglia le SS, agli ordini del tenente colonnello Herbert Kappler, uccidono 335 persone (tra cui almeno 75 ebrei) in una cava sulla via Ardeatina. Ricorre oggi il 67° anniversario dell'eccidio e la Capitale commemora i martiri delle Fosse Ardeatine. Con due novità: l'identificazione di due tra le dodici vittime finora rimaste ignote, grazie al lavoro compiuto dal Ris dei Carabinieri, e la visita – domenica 27 – del Papa al luogo della strage.

Le cerimonie sono organizzate come ogni anno dall'ANFIM (Associazione Nazionale Famiglie Italiane Martiri caduti per la libertà della Patria – Presidenza nazionale) e vedono la partecipazione del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, del sindaco Gianni Alemanno e di numerose autorità.

Alle 9.15, al Mausoleo Ardeatino (via Ardeatina 174), il Sindaco partecipa oggi all'omaggio del Presidente della Repubblica ai martiri delle Fosse. Alle 10.45, poi, sotto il Tempio Maggiore ebraico in Lungotevere de' Cenci, il Sindaco depone una corona alla lapide che ricorda i caduti alle Cave Ardeatine.

Quest'anno, come si diceva all'inizio, l'anniversario cade all'indomani di un'importante scoperta: identificati i resti di Marco Moscati e di Salvatore La Rosa, tra le dodici tombe finora rimaste anonime nel sacrario delle Cave. L'identificazione, che fa scendere a dieci il numero delle vittime ancora ignote, è stata portata a termine dai carabinieri del Ris, che per mesi hanno indagato sul dna di ciò che rimane nei sepolcri anonimi delle Fosse. Moscati e La Rosa sono stati identificati grazie al confronto tra il dna dei loro resti e quello di alcuni parenti in vita.

Nella rituale lettura dei nomi delle vittime davanti alle tombe, stavolta dopo Emanuele Moscati risuonerà anche il nome del fratello Marco, ebreo partigiano, 24 anni al momento della fucilazione. Il tributo di sangue pagato dalla famiglia Moscati comprende dunque tre giovani vite: con Marco, Emanuele (trent'anni non compiuti) e David, morto ad Auschwitz a 17 anni. E sarà per la prima volta pronunciato il nome di Salvatore La Rosa, soldato siciliano in fuga dopo l'8 settembre, giunto a Roma, rinchiuso a Regina Coeli per una spiata e condotto a morte il 24 marzo 1944.

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