Roma, “Giovanni Paolo II e Roma. Memoria e gratitudine”. S’intitola così l’omaggio che Roma Capitale rende all'Auditorium di via della Conciliazione, mercoledì 18 dalle 20.30, al neo-beato papa Wojtyla che di Roma fu vescovo. Lo spettacolo, che chiude il ciclo di eventi legati alla beatificazione, doveva tenersi il 2 maggio sulla piazza del Campidoglio ma è stato rimandato per il maltempo. Due ore di testimonianze, musica e immagini per rievocare il rapporto speciale che legò il pontefice polacco all’Urbe, alla presenza di Sua Eminenza Reverendissima il Cardinale Agostino Vallini Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma. “Il mio invito a tutti i cittadini romani”, dice il sindaco Gianni Alemanno, “è a testimoniare con la presenza al concerto l’affetto e la devozione che questa città sente profondamente per papa Wojtyla”. L'ingresso è libero fino a esaurimento dei posti. I biglietti si ritirano alla biglietteria dell'Auditorium Conciliazione, il giorno stesso del concerto, dalle 17 in poi.
La serata è presentata da Elisa Isoardi di Rai Uno. Filo conduttore, la musica. Apre la serata un inedito Magnificat a due voci con Elisa Latini e Micaela Foti come soliste. Sul palco, poi, i veterani del pop italiano: Amedeo Minghi canta “Un uomo venuto da lontano”, la canzone a suo tempo composta per il XXV anniversario del pontificato di Karol Wojtyla, e “Gerusalemme” – quest’ultima con l’israeliana Orit Gabriel Stern e il palestinese Hakeem Abu Jaleela –
Si avvicendano quindi Tosca con “Mater Jubilaei,” i Matia Bazar con “Vacanze romane”, Ivana Spagna con “Il cerchio della vita”, la PFM con “E’ festa”, Roby Facchinetti con “Grande madre”, Irene Fornaciari & I Nomadi con “Il Mondo piange”, I Nomadi con “Trovare Dio”, Francesco Renga con “Angelo”, Mariella Nava con “La strada”, Noemi con “Vuoto a perdere”, Mimmo Politanò con “La nostra terra” (musicata sulle parole di Giovanni Paolo II).
Spazio anche alla classica: si dipanano in sala le linee melodiche di un’Ave Maria cantata a due voci (il tenore Romolo Tisano e il soprano Silvia Lorenzi) sull’Intermezzo della Cavalleria Rusticana di Mascagni; e quelle di alcuni brani di Jules Massenet, eseguite al violino (uno strumento del 1739) da Anna Tifu. Accompagna i solisti l’orchestra Nova Amadeus di Roma (43 elementi), diretta da Bruno Santori, con il coro Giuseppe Verdi – formazione pure romana –
Tra un brano e l’altro, il racconto della storia, e del rapporto d’amore, che vide protagonisti papa Wojtyla e Roma. Lo compongono le voci di chi quella stagione ha vissuto, incontrando direttamente e affiancando il pontefice nei ventisei anni del suo magistero: salgono dunque sul palco il cardinal Camillo Ruini; monsignor Slawomir Oder, postulatore per la causa di beatificazione; Don Massimo Camisasca, superiore della Fraternità Sacerdotale di San Carlo Borromeo; Arturo Mari, fotografo personale per 27 anni di papa Wojtyla; monsignor Enrico Feroci, direttore della Caritas Diocesana di Roma; padre Lucio Maria Zappatore, parroco carmelitano e poeta romanesco, autore di versi su papa Wojtyla e ispiratore della celebre frase che il pontefice rivolse ai preti romani il 26 febbraio 2004: “Damose da fa’, volemose bene, semo romani”.
Emerge così lo speciale affetto che il beato Karol nutriva per la Città Eterna, cui impartiva la benedizione ogni sera dalle finestre del suo appartamento, anche quando era gravemente malato. E tornano i momenti indimenticabili: le visite alle oltre trecento parrocchie, gli incontri con i giovani, la via Crucis al Colosseo, l’adorazione dell’Immacolata a piazza di Spagna, la Messa celebrata a San Paolo, il Giubileo a Tor Vergata. E – testimonianza tra le più attese – il ricordo della visita di papa Wojtyla alla Sinagoga il 13 aprile 1986: ne restituisce la memoria il rabbino di Roma Riccardo Di Segni, che narra l’incontro tra il suo predecessore Elio Toaff e il primo pontefice romano in visita al Tempio israelitico, il giorno in cui Wojtyla si rivolse ai membri della comunità ebraica chiamandoli “fratelli maggiori”.
La musica, dunque, le parole e anche le immagini: foto e filmati d’epoca, proiettati su megaschermi in contemporanea con gli altri elementi del racconto. Una multimedialità che pure costituisce, in fondo, un omaggio al papa che comprese appieno le potenzialità dei media; e che l’universo mediatico attraversò con la sua forte personalità, a beneficio del messaggio cristiano e della sua capacità d’incidere sulle coscienze, degli umili come dei potenti.
Gli autori della serata: Fabrizio Silvestri, Lino Alecci e Laura Muzzupappa.
Sempre il 18 maggio, alla Stazione Termini, l'inaugurazione della statua dedicata a Giovanni Paolo II, opera di Oliviero Rainaldi.