Siamo uno spazio sociale aperto, critico, popolare, alternativo e autogestito. Ma siamo pure un'associazione e di questi tempi dove sembra più facile dividersi che associarsi, questa è già una notizia. Poi in realtà molti ci conoscono come "comitato di quartiere 100celleAperte" ma le cose non stanno più così. Come i più attenti avranno notato dal nuovo logo infatti, dopo 14 anni di vita il comitato cambia nome: spazio sociale 100celleAPERTE.
Il comitato di quartiere, nato nel '94 sotto la spinta di un gruppo di uomini e donne che nel corso degli anni ha visto e fatto lotte, subìto abbandoni e nuove entrate mutando sia nella struttura che nei componenti, cambia nome. Il nome, appunto.
Nelle ultime stagioni in realtà quello di 100celleAPERTE aveva già affiancato e non solo simbolicamente il nome del comitato. Era successo infatti che il progetto culturale figlio del comitato era stato fattivamente messo sullo stesso piano del progetto padre, lo stesso nato in un contesto diverso, in un momento storico e politico differente e che aveva obiettivi locali, fatti di presenza e conoscenza profonda del territorio, del quartiere appunto. Poi il territorio è cambiato. Con dei tempi velocissimi l'attualità delle cose si è spostata, dando un significato diverso al termine inflazionato di cittadino. Le necessità e i diritti di Roma hanno preso a somigliare sempre di più a quelli di Parigi o di Città del Messico. Così a via delle resede si è preso a parlare di altra economia e del parco di centocelle, come di cinema e di piazza dei gerani, o di sala prove per i ragazzi del quartiere e del cinema broadway. Nello stesso tempo, sullo stesso piano e con una presenza quotidiana e operativa fatta soprattutto di corsi, incontri, serate e porte aperte. Il comitato di quartiere, almeno il nostro, ha cambiato obiettivi e pratiche. O meglio, li ha spostati. Grazie a generazioni, culture, politiche e percorsi trasversali portate dai componenti, lo spazio e il gruppo hanno preso una strada diversa ma simile. Non più "solo" una finestra propositiva e di controllo sul quartiere (quello che in pratica ci si aspetta da un comitato di quartiere) ma un'associazione fatta da persone che conoscono e vivono il territorio e che con un'esperienza comune e individuale propongono qualcosa d'altro.
Quattordici anni vissuti sotto una selvaggia omologazione economico-politica del sistema che ci governa, ed eccoci qua. A trattare di decrescita e consumo critico, di musica e cinema indipendenti, di laicità e nuovi fascismi, di città e delle sue speculazioni, di comitati di lotta e spazi sociali da ridare ai quartieri, di cultura libera e libertà da riprendere. Con poche bandiere e molta buona volontà, come sempre. Dobbiamo fare i conti con le braccia che non bastano mai ma ci portiamo dietro una consapevolezza in più e tanta esperienza. Del resto usciamo dall’adolescenza e all’interno del gruppo ci sono sempre zoccoli duri su cui poggiare.